Resina della cannabis: ecco per cosa si può usare

Resina della cannabis: ecco per cosa si può usare

Modificato il: 22/04/2024

APPROFONDIMENTO SULLA RESINA OTTENUTA DALLA MARIJUANA: SCOPRI I PRINCIPALI UTILIZZI E COME SI ESTRAE

Quando le piante di canapa legale arrivano a completa maturazione, sulla superficie dei loro calici e sui fiori inizia a svilupparsi un gran numero di tricomi: sono loro i responsabili della produzione di resina.

La resina della cannabis è quella sostanza appiccicosa (somigliante al miele) che viene utilizzata per produrre hashish legale e tanti altri prodotti e che, allo stesso tempo, è indispensabile per la crescita e la difesa delle piante di canapa.

Sei curioso di saperne di più?

Qui puoi scoprire quali sono i principali utilizzi della resina e in che modo viene estratta.

Resina: che cos’è e perché le piante la producono

Quando capita di parlare di marijuana legale, il più delle volte la vera protagonista del discorso è la resina  – chiamata anche ‘polline’ – la preziosa sostanza dalla quale si estrae il CBD e si producono tanti derivati (come hashish e kief).

In natura le piante di cannabis producono questa sostanza per difendersi dagli attacchi parassitari, per scoraggiare le razzie da parte di eventuali predatori erbivori e per difendersi dalle muffe.

Resina: che cos’è e perché le piante la producono

Ma non solo: la produzione di resina ha anche lo scopo di difendere le piante di canapa dalle folate di vento più violente e dai raggi solari.

Viste le sue innumerevoli proprietà, la resina di cannabis legale è diventata anche uno degli obiettivi primari dei canapicoltori.

Curando al meglio la crescita delle piante di marijuana e la qualità dei tricomi, è anche possibile ottenere un buon quantitativo di resina caratterizzata dalla presenza di profumatissimi terpeni.

Ma come si estrae questo prodotto?

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Come estrarre la resina dalla canapa

I metodi con i quali è possibile estrarre la resina dalle piante di canapa sono molteplici: alcuni sono più semplici e possono essere realizzati praticamente ovunque, mentre altri sono più complicati e si possono mettere in pratica esclusivamente in laboratorio.

Uno dei metodi più conosciuti in assoluto è quello dell’estrazione Ice Water: immergendo cime e foglie in un recipiente pieno d’acqua a una temperatura che va dai 2°C in giù, è possibile isolare i tricomi. Questi si staccano autonomamente e rimangono nell’acqua, dopodiché è possibile raccoglierli e accorparli.

Molto comune è anche l’utilizzo dell’anidride carbonica: questo metodo di estrazione può essere eseguito esclusivamente in un laboratorio attrezzato, e permette di ricavare elevati quantitativi di resina di ottima qualità.

Sempre in laboratorio vengono utilizzati alcuni solventi chimici, tra i quali spicca il gas n-butano: questo sistema permette di ottenere un prodotto pulito e puro, in quanto non presenta il rischio di estrarre sostanze superflue (come la clorofilla). Tuttavia il prodotto che si riesce a ottenere non è tantissimo.

Tra i metodi più ‘casalinghi’, invece, c’è l’estrazione Dry Soft: questo metodo consiste nell’introdurre le componenti della pianta all’interno di un sacchetto a maglia larga (dopo averle riposte in freezer per qualche ora) e fare in modo che i tricomi, staccatisi dalle cime, fuoriescano dal sacchetto.

Per ultimo, il metodo Rosin Tech: tramite una piastra per capelli – o qualcosa di simile– si favorisce il rilascio della resina in forma liquida, che poi viene riposta su un apposito foglio di carta oleata per poi essere utilizzata.

Ma a proposito di utilizzi, quali sono i principali?

Resina al CBD: come si usa?

Nei Paesi in cui è consentito fare uso di cannabis light e dei suoi derivati, la resina estratta dalla pianta viene usata in diversi modi e per diversi scopi.

Il CBD, contenuto in diverse percentuali nella resina ricavata dalla cannabis, pare avere diversi effetti positivi sull’organismo umano:

  • allevia dolori e infiammazioni;
  • ha un effetto rilassante e calmante;
  • aiuta a dormire chi soffre d’insonnia;
  • è un toccasana per varie patologie della pelle.

Vediamo nel concreto come si utilizza la resina di marijuana.

Resina al CBD: come si usa?

Per quanto riguarda il dosaggio come per l’olio di CBD di solito si utilizza un contagocce: in questo modo è possibile estrarre piccolissime dosi di resina e non eccedere con i quantitativi di un prodotto molto concentrato.

L’assunzione della resina per via orale è possibile erogando il prodotto puro direttamente sotto la lingua, in modo che possa essere assorbito velocemente dalle mucose; altrimenti, si può introdurre nell’organismo tramite alimenti e bevande.

Il primo metodo è quello che permette di beneficiare degli effetti delle sostanze contenute nel polline nei tempi più rapidi.

Assumendo la resina tramite il caffè o altre bevande calde, invece, i tempi di azione del CBD e delle altre sostanze contenute nella resina si allungano.

Spesso la resina viene utilizzata anche sulla pelle.

L’applicazione topica di questo prodotto ha lo scopo di lenire problematiche di vario genere, come le dermatiti, la psoriasi, le eruzioni cutanee e tanto altro.

Naturalmente, come anche le infiorescenze, la resina (o polline) della marijuana viene assunta anche sotto forma di fumo, ma al contrario dell’olio CBD non può essere vaporizzata per via della sua consistenza.

Detto questo, è molto importante ricordare che la resina al CBD può essere utilizzata solo nei Paesi in cui per legge è consentito; inoltre, prima di farlo è preferibile richiedere un parere medico.

Leggi anche: CBD tutto quello che c’è da sapere

Per concludere

La resina della cannabis è un prodotto dalle mille proprietà.

Oltre a essere essenziale per le piante, per via dei suoi alti quantitativi di CBD e dei suoi aromi, la resina è molto apprezzata anche dall’uomo.

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